Verdemura 2011

Lo scorso fine settimana sono stato alla mostra Verdemura «Mostra Mercato del giardinaggio, dei prodotti tipici e del vivere all’aria aperta», che si tiene sopra, a ridosso e dentro le bellissime mura fortificate di Lucca. Questa manifestazione è sorella della fiera autunnale Murabilia «Mostra Mercato del Giardinaggio Amatoriale» che si tiene solitamente il primo fine settimana di settembre.

Verdemura 2011: un bastioneVerdemura 2011Verdemura 2011

Entrambi gli eventi vedono la partecipazione di molti vivaisti professionisti, provenienti da tutta Italia, che espongono (e, per nostra fortuna, vendono) la loro produzione. Vi consiglio di visitarle entrambe e di portare con voi un po’ di contante: non resisterete alla tentazione! Io non resisto mai, e anche quest’anno ho fatto alcuni acquisti.

Dovendo realizzare un’aiuola in tonalità fredde (bianco, rosa, viola, azzurro, blu), mi sono lasciato tentare da una bellissima varietà di Dahlia (Dark Angel Series): una pianta con fogliame scuro e fiore porpora; una pianta di Gaura lindheimeri “Sunset Dreams ”: una varietà molto compatta con fiore rosa e fogliame sfumato di porpora; una pianta di Ipomoea batata “Sweet Caroline”: bellissima con il suo fogliame porpora scuro e i fiori campanulati rosa. Queste finiranno direttamente nell’aiuola e mi sono costate solo 3,00 Euro ciascuna.

Oscularia deltoides

Oscularia deltoides

Per decorare una vasca leggermente rialzata ed esposta al sole per gran parte del pomeriggio, e dove in estate le temperature diventano insopportabili, ho scelto una succulenta dal fogliame grigio e dai numerosissimi fiori rosa chiaro a forma di margherita (Oscularia deltoides) che voglio riprodurre per talea e farne un parterre anche in uno spazio del giardino molto soleggiato dove c’è uno strato di terra troppo basso per coltivare qualsiasi cosa (al momento c’è un tappetino di Dianthus deltoides).

Per concludere la giornata mi sono regalato 3 piantine di Phlox subulata (2,50 Euro cad.) pianta alpina strisciante e ricoprente con fiori rosa carico di 1.5 cm, così numerosi da nascondere le foglie, sottili e appuntite, vagamente somiglianti a quelle del ginepro.

Semine: inizio dei lavori

Seminiera alveolare

Seminiera alveolare

Questo fine settimana ho dato il via alle semine. Lo avevo programmato, e in barba al brutto tempo mi sono attrezzato in veranda con terra, vasetti, vassoi, palette e… semi, tanti semi.

Per prima cosa ho fatto l’inventario dei semi disponibili: tra quelli acquistati nei garden center, quelli ordinati su Internet, quelli raccolti in giro o presso amici e quelli raccolti dalle mie piante lo scorso anno, sono arrivato al ragguardevole numero di 57 varietà. Per fortuna non tutte devono essere seminate in marzo, per cui le ho suddivise in 3 gruppi: semina di fine inverno o inizio primavera, semine di primavera, e semine di tarda primavera (per le più delicate). Alle semine estive delle biennali penserò poi.

Etichetta semina

Etichetta semina

Per la semina utilizzo una composta costituita per metà da torba e per metà da un terriccio che trovo presso Esselunga, una catena della grande distribuzione diffusa prevalentemente nel Centro Nord. Questo terriccio contiene una discreta quantità di pietra pomice che lo rende leggero e poroso (ottimo quindi anche per le Cactacee). Ottenuto dal compostaggio dei rifiuti umidi, questo terriccio ha ricevuto il Marchio di Qualità Ecologica dell’Unione Europea… Oltre ad ottenere ottimi risultati, sentirò di aver contribuito un po’ al benessere del pianeta, e mi sentirò meno in colpa per aver usato la torba.

In passato usavo vasetti e vaschette di plastica (quelle trasparenti in cui si acquistano le verdure, per intenderci). Tuttavia con i vasetti si utilizza inutilmente troppo terriccio; infatti le piantine raramente affondano le radici per più di 3-4 cm prima del trapianto. La moltiplicazione in vaschette risulta un po’ scomoda al momento della divisione con il rischio di perdere alcune piantine durante l’operazione. Tempo fa ho fatto visita ad alcune grandi aziende floricole della zona (tra Viareggio e Pistoia ve ne sono moltissime) in una di queste ho notato alcuni pallet carichi di plateaux per semine usati, ammucchiati e in attesa di essere conferiti in discarica… non ho esitato un istante e me ne sono fatti regalare un bel numero. Adesso uso quelli: comodi, si usa poca terra, e il trapianto è facilissimo.

Oggi ho seminato:

  • una varietà di Tagetes patula a fiore semplice giallo e arancio risultato da chissà quale incrocio dei T. da me coltivani negli anni passati
  • Cosmos bipinnatus “Purity”, una varietà di cosmea a fiore bianco puro
  • Bidens ferulifolia
  • una specie di Phlomix (probabilmente P. fruticosa) da semi raccolti in un’aiuola sul lungo mare di Forte dei Marmi
  • Salvia splendens “Saint John’s Fire”, la classica salvia a fiore rosso fiammante
  • Delphinium consolida in tre varianti di colore: blu, bianco e porpora
  • Chrysanthemum coccineum
  • Senecio pulcher
  • Salvia farinacea “Victoria”
  • Echinacea purpurea “White Swan”, varietà di colore bianco
  • Rumex crispus (di questa pianta vi parlerò in un altro post)
  • alcuni garofanini selvatici (Dianthus spp.) raccolti durante una passeggiata

Tagete spp.Cosmos bipinnatur "Purity"Chrysanthemum coccineum

La tecnica è quella ormai consolidata. Miscelo il composto di terra e torba eliminando i pezzi più grandi (bisognerebbe setacciare…); riempio fin quasi all’orlo le cellette del plateau e livello accuratamente; metto uno o più semi in ogni celletta a seconda della specie e del risultato che voglio ottenere; copro con un sottile strato di terriccio (solo terriccio senza torba) oppure presso i semi più piccoli sul terreno; inumidisco la superficie con un nebulizzatore; metto l’etichetta.

Per chi come me semina molte piante, in vari periodi dell’anno, è assolutamente necessario etichettare accuratamente ogni singolo plateau. Infatti molte piante germinano quasi subito (5-7 giorni) ma altre possono richiedere addirittura mesi. Senza etichette, chi ricorderebbe più cosa c’è seminato?

Io uso le etichette gialle dei fioristi; le conficco direttamente nel terreno o nei vasetti. Per scrivere utilizzo una normale matita che ha due vantaggi: il tratto non scolorisce al sole o con la pioggia e ogni volta l’etichetta può essere facilmente cancellata e riutilizzata. Le indicazioni minime che trascrivo sono le seguenti: genere, specie e varietà, provenienza del seme (al fine di verificare la qualità), numero di semi interrati oppure numero di semi per celletta, data di semina.

Mimose… e violette

Viola odorata

Viola odorata

Oggi è l’otto marzo e non posso esimermi dal fare gli auguri a tutte le visitatrici di Blogarden. Ciò fatto, mettiamo da parte le mimose, di cui forse scriverò in altro post, e parliamo invece di un’ essenza che, forse, meglio di altre annuncia l’arrivo imminente della primavera: la violetta.

Le viole del pensiero (o pansé) che si trovano ovunque ormai da mesi, sono senza dubbio belle piante, con colori sgargianti, a volte con colori pastello, ma preferisco le violette a fiore piccolo, ibridi di V. tricolor, perchè le trovo più proporzionate e meno esposte alle piogge che solitamente accasciano al suolo le corolle delle viole più grandi. Tuttavia la mia preferita resta la V. odorata.

La forma del fiore di V. odorata, o V. mammola, ha una grazia che da sola rivaleggia con i colori sfavillanti di tutte le altre, e gli si può quindi perdonare il fatto di essere “solo viola”.
E il profumo, anche se non a tutti piace, è un’altra caratteristica che manca alle pansè.

La coltivazione è semplicissima. Le piante si possono ottenere da seme, da divisione dei cespi o per stolone. Le esigenze sono minime: un terreno di medio impasto non troppo ricco e un’esposizione soleggiata nelle prime ore del mattino. Ideale è una posizione ai piedi di un albero spogliate che le protegga dal sole in piena estate. Annaffiature solo in estate e in caso di prolungata siccità.

Perenne, rustica, sempreverde, strisciante e tappezzante, V. odorata ha tutte le caratteristiche da meritarsi uno spazio da qualche parte in casa vostra: nel giardino, nell’aiuola, sul balcone o sul davanzale di una finestra. E ovunque la sistemiate sarà in fiore per la festa delle donne.

Inoltre, il colore viola e il giallo della mimosa si sposano perfettamente. Ci pensino gli uomini sensibili che per il prossimo 8 marzo vorranno omaggiare le signore con un bouquet: un mazzolino di viole ed un piccolo ramoscello di mimosa.

Odio il prato all’inglese

Prato fiorito

Prato fiorito

Il mio odio per il prato all’inglese è diventato argomento e tormento delle rare discussioni “giardinesche” che mi capita di avere con i pochi amici che condividono il mio hobby.

Pur riconoscendo un certo fascino ai quei tappeti di colore uniforme e dal taglio regolare che spesso si vedono ritratti sulle riviste patinate di giardinaggio, ritengo che il clima italiano non sia il massimo per il mantenimento di un prato in perfetto stato. Ora il caldo estivo, ora le piogge eccessive, minano a più riprese la salute dell’erba. Inoltre per avere un prato rigoglioso in estate si usa acqua (quasi sempre potabile) in una quantità che ha dell’immorale. E non parliamo delle ore di lavoro necessarie per la manutenzione!

Recenti ricerche hanno dimostrato come i miscugli per prati all’inglese siano inadatti al clima mediterraneo, dove per avere bei prati è preferibile usare specie macroterme. Tra queste vi è la gramigna (Cynodon dactylon), una delle infestanti più odiate al mondo, che può produrre radici fino a una profondità di 2 metri ed ha uno sviluppo laterale (per stoloni) molto vigoroso. In bocca al lupo.

Dal punto di vista estetico ritengo che un prato abbia senso se gli spazi a disposizione sono grandi, molto grandi, e se al limitare del prato si trovano arbusti alti o ancor meglio degli alberi. Trovo ridicolo il tappetino erboso di 20 mq nel cortile di un condominio (e ne ho visti!) che è ancora più ridicolo quando nel bel centro (all’incrocio delle diagonali) vi si trova piantata, ad esempio, una bella Yucca

Nel mio giardino non c’è spazio sufficiente per un prato all’inglese e personalmente preferisco avere piccoli spazi di prato spontaneo: lascio che le pratoline (Bellis perennis) e le violette (Viola odorata) prendano il sopravvento; nei luoghi dove queste non arrivano stendo la pacciamatura e consento solo a pochi ciuffi di aglio selvatico (Allium triquetrum) di farvi capolino. Oltre ad essere decorativi in primavera con i loro fiori campanulati bianchi, si dice abbiano la proprietà di repellere gli afidi.

Se disponessi di ampi terreni o di radure, credo farei la stessa cosa, spargendo semi di rosolacci (Papaver rhoeas), di fiordalisi (Centaurea cyanus), di vesbaschi (Verbascum spp.), di crisantemi e margherite varie (Chrysanthemum spp. e Anthemis spp.), bulbose e orchidee selvatiche, e tutte quelle essenze che noto durante le mie passeggiate e che mi inducono alla sosta e all’osservazione.

Prato: campo il quale non lavorato serve a produrre erba, per pascolar bestiami e dar fieno.

Alcune piante con fioritura prolungata

Qui da me in Toscana è sinceramente prestino per pensare alle semine, ed è per questo che invidio i nostri amici del Sud Italia (recentemente in TV si sono visti bagnanti sulle spiagge siciliane!), tuttavia vorrei segnalarvi alcune delle piante stagionali che più ammiro, ed utilizzo, per le mie aiuole e le mie fioriere. Si tratta di piante semplici ma che sono capaci di fioriture molto prolungate, fin quasi a ottobre-novembre, con un investimento davvero minimo.

Tagetes patula nana "Lemon Drops"

Tagetes patula nana "Lemon Drops"

Adesso qualcuno storcerà il naso, ma io adoro i Tagetes (noti anche come puzzoline, garofani d’India o vellutini a seconda della regione). Li uso a piene mani. Una specie nana, T. patula nana “Lemon Drops” (letteralmente “Gocce di Limone”), alta poco più di 20 cm, la impiego per le aiuole e i piccoli vasi da balcone. Molto compatta e fiorifera anche la specie T. patula “Pascal” con i fiori semplici e ligule bicolore. Alcune varietà più alte, ad esempio quelle della specie T. erecta, sono affascinanti se coltivate in un bordo misto. Una cosa che amo dei T. è che attirano i bombi, “paffuti” e innocui insetti che animano il mio giardino per tutta l’estate. Inoltre si ibridano facilmente e ogni primavera non so mai cosa nascerà dai semi che ho raccolto in autunno.

Zinnia linearis

Zinnia linearis

Altra pianta che veramente merita la medaglia d’oro della fioritura è la Zinnia linearis: io ne coltivo una varietà di colore arancio, superstite di un mix denominato “Mexican Mix”, ma ne esistono anche di colore giallo e bianco. I fiori di questa pianta hanno una durata che ha dell’incredibile: rimangono aperti per settimane prima di cominciare ad appassire… molto lentamente. Provate a spargerla qua e là tra le erbacee perenni, accanto alle felci o in mezzo alle altre annuali. I lunghi steli fiorali ne fanno un’ottima pianta anche per la produzione di fiori recisi.

Rudbeckia hirta "Toto"

Rudbeckia hirta

Similmente alla Zinnia, la Rudbeckia hirta, nella varietà “Toto” (alta 20 cm) regala pochi fiori su rami scarsamente ramificati, ma la durata dei capolini è ragguardevole e il contrasto tra il “bottone” centrale di colore bruno e il giallo acceso delle ligule è spettacolare. Aspettate di vederle a fine estate, nel momento in cui il sole tramonta…

Erigeron karvinskianus: generosa tutta l’anno

Erigeron karvinskianus

Erigeron karvinskianus (dettaglio del fiore)

Ci sono piante tanto generose quanto sconosciute o ignorate. Piante che si adattano praticamente a qualsiasi situazione: terreno sabbioso o pesante, ambiente secco e caldo, oppure freddo e umido. Piante che vegetano e fioriscono senza la minima cura da parte del giardiniere, riuscendo là dove altre fallano.

Una di queste piante è senza dubbio Erigeron karvinskianus. E’ una margheritina di cui raramente si trova traccia nelle pubblicazioni, nonostante abbia una certa eleganza, sia sempreverde e in primavera si ammanti di margherite bianche sfumate di rosa.

Cresce spesso nelle fessure dei muri sbrecciati, accontentandosi di un pugno di terra, e creando cuscini decombenti. La si può utilizzare per il giardino roccioso, per abbellire un muretto a secco oppure in aiuola e in vaso.

La coltivazione non richiede particolari accorgimenti: un terreno qualsiasi (non troppo fertile), un’esposizione soleggiata e una drastica potatura a fine estate, quando la fioritura è ormai al termine.

Erigeron karvinskianus (pianta)

Erigeron karvinskianus (pianta)

Questa pianta è bella sempre: in primavera/estate sbocciano numerosissimi fiori, in autunno/inverno forma un bel cuscino verde assai composto. In vaso la preferisco di gran lunga ai soliti  gerani edera di cui veramente non se ne può più! Un piccolo difetto ce l’ha: tende a disseminarsi spontaneamente tutt’intorno, ma sinceramente a me non dispiace.

Freddo e neve…

Lythrum salicaria (Salcerella)

Lythrum salicaria (Salcerella)

In questo periodo dell’anno c’è assai poco da fare in giardino. In genere io mi limito a rimuovere i rami e le foglie secche delle perenni. Taglio quasi al suolo i rami ormai secchi delle peonie erbacee, degli anemoni, della Gaura, e della Salcerella (Lythrum salicaria).

Quest’ultima è una pianta che ho scoperto da poco benché ne siano pieni i fossi dalle nostre parti. Ho scoperto che se il terreno è sufficientemente argilloso, come lo è nel mio giardino, e se si piantano a mezz’ombra, queste deliziose e svettanti primedonne in rosa riescono a sopportare anche il grande caldo estivo con pochissime annaffiature.

 

Felce

Felce

Un’ altra pianta che è necessario potare quasi al suolo è una felce di cui ignoro la specie. Vinta da miei genitori ad uno di quei giochi da luna park, questa primitiva essenza allieta ormai da 30 anni un piccolo e fresco angolo del mio giardino.

La settimana scorsa ha nevicato in mezza Italia e qui da noi è stato un evento davvero inatteso. Gli agrumi hanno retto bene. Le succulente, sotto la veranda, credo non se ne siano neppure accorte… ma ormai ho adottato il sistema “selezione naturale”: ciò che regge al freddo e al caldo può vivere nel mio giardino, il resto non vi trova spazio.