Archivio mensile:giugno 2012

Lavori pericolosi

Spina di arancio (Citrus x sinensis)

Spina di arancio (Citrus x sinensis)

La scorsa settimana ho messo mano ad un punto del giardino lasciato andare per troppo tempo. In un angolo molto soleggiato, vicino al confine della proprietà, avevo piantato anni fa un bel alberello di arancio e una rosa “Sebastian Kneipp” (di Kordes). Purtroppo sia l’arancio che la rosa hanno subito danni per opera di passanti incivili che per raccogliere arance e fiori ne hanno spezzato più volte i rami.

Ridare compostezza a una rosa piena di polloni e tutta intricata, e rimediare ad un arancio ormai inselvatichito è un lavoro che lascia il segno… sulla pelle.

Le spine dell’arancio selvatico sono lunghe fino a 3-4 cm e sono rigidissime. La puntura procura fitte lancinanti, e se siete così incauti da lasciare un ramo per terra e appoggiarvi sopra il piede, vi garantisco che le spine possono perforare anche le suole delle scarpe!

La rosa poi, coi suoi rami flessuosi ed elastici ha più volte flagellato le mie braccia. I rami si intricavano, opponevano resistenza e poi, d’improvviso, si liberavano schizzando in aria, di lato o verso il basso.

Alla fine, con la rosa quasi ricomposta e l’arancio ridotto ad un moncone che presto sarà tagliato al calcio, è rimasto a terra un mucchio di rami spinosissimi da raccogliere e buttare.
Credo di non aver mai imprecato così tanto nella mia vita.

Oltre a dei guanti ben spessi (che però non servono a molto) vi consiglio di affastellare ordinatamente i rami, via via tagliati, sopra una corda che avrete già steso; prendete poi la corda per i capi e tirando fate un fascio stretto. Legateli e, così come sono, smaltiteli secondo le indicazioni del vostro Comune o, se ne avete la possibilità, bruciateli.

Ferocactus wislizeni

Ferocactus wislizeni

Altro lavoro che dovrò fare nei prossimi giorni sarà quello di rimuovere il trifoglio insediatosi nei vasi delle cactacee. E’ una pulizia importante poiché essendo il trifoglio una leguminosa arricchisce il terreno di azoto, sostanza che in grande quantità è inadatta alle succulente.
So già che finirò per pungermi i polpastrelli; avete presente le spine arcuate del Ferocactus?

Quest’anno per non dove infilare le dita nello stretto spazio tra pianta e bordo del vaso proverò a svasare le piante come si fa quando è necessario rinvasarle.
Usando dei fogli di giornale piegati più volte otterrò delle strisce lunghe e spesse, larghe da 5 a 10 cm, secondo la grandezza della cactacea, che avvolgerò intorno al corpo spinoso della pianta. Tenendo in mano le estremità della striscia e inclinando il vaso lascerò che la pianta si adagi e quindi la sfilerò dal vaso.

Volevo un gelso nero…

“Volevo un gatto nero, nero, nero,
mi hai dato un gatto bianco
ed io non ci sto più.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
siccome sei un bugiardo
con te non gioco più.”

Gatti neri

Gatti neri

Faceva così una canzone partecipante allo Zecchino d’Oro 1969. Io di gatti neri ne ho avuti tanti, fino a nove, contemporaneamente, quando molti anni fa due gattine nere abbandonate trovarono rifugio tra le foglie di una lunga fila di aspidistre piantate lungo il muro del giardino. Una partorì tre cuccioli, l’altra quattro: tutti neri! Di quella numerosissima famigliola di gatti solo uno è ancora in vita.

Non nutro grande amore per gli alberi da frutto (in giardino), ma avendo l’anno scorso assaggiato le more di gelso ed essendomi documentato sulla semplicità di coltivazione e sulle proprietà benefiche del frutto, mi era venuta voglia di procurarmene uno.

Morus alba (Gelso bianco)

Morus alba (Gelso bianco)

Dopo aver scoperto che quelle del gelso nero (Morus nigra) sono più succose e dolci di quelle del gelso bianco (Morus alba), volevo un gelso nero e rivolgendomi al consorzio vicino casa ordinai un alberello di gelso raccomandandomi che fosse nero.
All’arrivo, controllai l’etichetta penzolante dalla pianta che certificava essere un gelso nero.
Capirete quindi il fastidio della scoperta, solo pochi giorni fa, che in realtà il gelso è bianco.
I frutti sono buoni comunque, e non aciduli come riportano alcune enciclopedie, ma io lo volevo nero.